"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Virata a nord-ovest

“Intorno a noi, diceva la mappa, c’era un labirinto di chiuse, golene, sbarramenti, sifoni, chiaviche, stazioni di sollevamento. E argini, fontanazzi, confluenze, idrovore, canali di scolo e di bonifica che in una trama indecifrabile si incrociavano con miracolosi sovrappassi, con l’Oglio che scorreva più alto rispetto a una pianura inondabile in ogni momento.

Intorno, i luoghi avevano nomi idraulici. Sabbioni, Bocca-bassa, o la Valle dell’Oca, così detta perché si allagava per salvare le terre vicine, più fertili. (…) E poi posti come la Corte Motta o la Corte Camerlenga, belle già dai nomi, fattorie con terrapieni che portavano al primo piano per rifugiare uomini, animali e carriaggi in caso di “rotta” del fiume. Arche di Noè in mattoni dove il diluvio non arriva una volta per tutte, ma torna sempre.

Po, che nei millenni s’era cercata la strada in cento modi diversi, lasciando tracce impressionanti di alvei in secca, compiva proprio qui la virata più spettacolare. Dopo Pomponesco girava verso le Alpi, tornava quasi indietro, come risucchiata dall’Oglio che subito la rigurgitava in direzione del Delta, in una nuova e pazzesca curva da autodromo. Altro che i canali di Francia, ora eravamo sull’Eufrate, in mezzo a segni millenari di regimazione delle acque, ben precedenti al “riscatto” fascista delle terre.”

Paolo Rumiz in “Morimondo”

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