“… un quartiere è come un romanzo, ci sono capitoli che servono la storia, la trama, altri che esplodono nella loro lucentezza poetica, ma lo possono fare proprio perché esistono i capitoli precedenti. Così sono le case di questo quartiere. L’architettura è una disciplina complessa, semplificarla a ciò che appare al primo sguardo è l’errore tipico della nostra cultura, imbevuta di pregiudizi crociani.”
“La prima cosa che vediamo, appena scesi dal tram, è il nuovo palazzone di Aldo Rossi, in via Maria Drago. (…) Io dico «nuovo» ma in realtà quel falansterio è lì da almeno vent’anni. Non c’è niente di nuovo, ormai ha già una sua storia. Ma il problema è che io mi ricordo cosa c’era prima. In fondo questa è la nostra condanna di uomini e di cittadini: crediamo nell’immutabilità delle città. Ci sentiamo come fossimo le coordinate zero dello spazio urbano (…)”
“Possiamo persino accettare che le persone cambino casa, che si trasferiscano, che si perda la loro traccia, che muoiano. Ma troviamo inaccettabile che le case possano essere abbattute Perché è come se da quei muri trasudino residui delle piccole vite di ognuno di noi, come se ne conservassero per sempre la memoria, come se fossero infestati di vite precedenti, proprio come i fantasmi nei castelli delle favole per bambini. Non a caso poniamo lapidi su questi muri: qui nacque, qui visse, qui morì.”
“Insomma, non se ne esce da questa spirale perversa, se non accettando che lo sbrego, che lo scarabocchio, facciano legittimamente parte della foto, che, insomma, la nostra memoria sia, nella sua selettività, arrogante e molto meno autorevole di quanto vogliamo accettare.”
“… quand’ero bambino i libri che consultavo di più, ci passavo le ore, erano il vocabolario e l’atlante. Ogni parola nuova era una scoperta epocale per me.
Ogni piccolo borgo appenninico o himalayano un viaggio da fare. Anche per questo non ho mai trovato oppositive le due attività, quella del viaggiare e quella dello scrivere – anzi, meglio, del leggere ché prima d’essere scrittori abbiamo il dovere e il piacere d’essere appassionati lettori.
“Erano montagne da scalare, anche quelle. Passo dopo passo. Secondo una regola implacabile e lenta. Poi, però, via via che i numeri si sfoltivano, che i nodi si scioglievano, che la meta si avvicinava, sentivo il purificante piacere di togliere, di assottigliare, di ridurre il traffico snervante dei numeri all’essenziale, al risultato minimo che fa tirare il fiato.
Finire l’espressione era come disfare una valigia dopo un viaggio: guardare l’armadio e ritrovare tutto come prima.”
Emiliano Cribari dagli “appunti” de “la vita minima”
“questi boschi hanno gli umori del poeta placano e affogano ad ascoltarli offrono i sorrisi delle volpi le carezze delle poiane” Emiliano Cribari (da “la vita minima”)
“Ogni viaggio, anche se fatto in fila indiana, sovrapponendo il piede sull’orma lasciata da chi sta davanti, è un’esperienza differente, personale, ogni resoconto sarà filtrato dalla nostra cultura, dal nostro modo di essere, dalla nostra professione.
Viaggiamo in compagnia ma ognuno sta solo sul cuore della terra.
Questo esclude l’idea di una oggettività del paesaggio. Ogni paesaggio è una mediazione fra i depositi della storia e la capacità di decrittarli che ognuno di noi ha partendo dal proprio armamentario, dal proprio deposito di simboli.”