INVITO
INAUGURAZIONE
10 febbraio 2018 – ore 18.00
Museo Alto Garda – Riva del Garda
#altroGARDA, è il titolo assegnato all’annuale progetto di ricerca fotografica condotto dall’associazione “Il Fotogramma” di Nago – Torbole che, per questa edizione, ha accettato la sfida di confrontarsi con la fotografia di territorio.
#altroGARDA, un titolo volutamente pensato con l’hashtag per caratterizzarlo in senso moderno, coniuga una acquisita maturità espressiva dei partecipanti ad un percorso che, filologicamente, riconduce alle radici di una precisa identità culturale, divenendo ricognizione attenta di un luogo, di un paesaggio – antropico, naturalistico, industriale – di volti, figure e azioni che sono l’espressione di un insieme di attività che, sovente, sono ai più sconosciute, perché marginali o perché dedicate agli emarginati.
Nelle oltre 100 immagini, prodotte dai 24 partecipanti, l’areale geografico compreso fra il lago di Garda e la porzione di territorio che giunge, in latitudine, fino alle marocche di Dro, è stato indagato da parte dei fotografi nel corso dell’intero 2017 che hanno orientato la loro ricerca in una serie molto articolata di tematiche: paesaggio naturalistico, urbano, persistenza e insistenza della dimensione antropica, studi sulle condizioni di vita legate all’uso della città, reti di assistenza a favore dei più deboli, ricerca di lavori e luoghi ormai del tutto perduti o dimenticati dall’immaginario collettivo. La lettura di #altroGARDA, adeguatamente lontana da quella più noto e prevedibile correlata all’evidenza turistica del lago, propone uno storyboard che ha sviluppato due precise linee di azione metodologica: garantire coerenza tematica rispetto agli indirizzi attesi dal progetto e salvaguardare, quanto più possibile, all’interno di una rassegna collettiva, le singole identità autoriali, caratterizzate spesso da cifre stilistiche di assoluto interesse espressivo e contenutistico.
Luca Chistè / Phf Photoforma | © “Il Fotogramma”
Gruppo Fotografico Il Fotogramma
www.ilfotiogramma.org
Categoria: I nostri post
…il contributo artistico del fotografo deve realizzarsi…
“… il contributo artistico del fotografo deve realizzarsi prima che il lavoro abbia inizio, attraverso la scelta del soggetto, nella composizione e nella conoscenza degli effetti della luce, nella previsione dei risultato finale, nell’eliminazione di eventuali imprevisti” attuando “un preciso processo di preparazione.”
da “L’equilibrio instabile della geometria” di Riccardo Turrina (in Berlino Profili Urbani di Luca Chistè)
Identità architettonica alpina
“nel corso della storia le popolazioni alpine hanno sempre dimostrato di essere in grado di sopravvivere con le risorse della montagna; hanno saputo rielaborare culture esterne diverse dalle loro, adattandole alle proprie esigenze e alle proprie aspettative di vita […]. Ciò che invece ha contribuito a modificare un mondo che è rimasto praticamente invariato per secoli sono stati lo sviluppo e lo sfruttamento turistico del ventesimo secolo, che hanno creato nuovi modelli urbani di insediamento turistico […]. Tutto ciò si traduce in ponti, strade, viadotti, condutture, linee ferroviarie, strutture di trasporto dell’energia elettrica, gallerie, edifici di ogni dimensione e tipologia costruttiva. Queste nuove strutture costruite irrompono in un paesaggio già di per se colonizzato dall’uomo.
La differenza tra le strutture realizzate nel XX secolo e quelle che le precedono è però sostanziale: sono sorte partendo da spinte concettuali opposte” .
Le forme del moderno non sono nate per rispondere ai bisogni di sopravvivere in un contesto difficile, ma per rispondere alle esigenze del turismo. Ciò ha comportato l’introduzione di tipologie edilizie tipiche della città contemporanea, come il condominio , che non avevano precedenti nell’architettura tradizionale, e la trasformazione di tipologie storiche, come il rifugio di montagna, in alberghi-rifugio , nati negli anni ’30 per accogliere una utenza sempre più allargata. È in questo lasso di tempo, in cui la modernità della città si trasferisce in alta quota, e in cui la realizzazione della modernità passa dalla pionieristica “sfida alla natura, al suo inevitabile consumo” , che l’identità architettonica alpina, legata alla baita, al maso e alla montagna da scalare, priva di infrastrutture, si trasforma in qualcosa di diverso, in cui i disegni di Taut non sembrano più così fantasiosi ed utopici, soprattutto se, scavalcando il 2000, si pensa alle realizzazioni del XXI secolo . La modernità, e tutto ciò che essa comporta, irrompe anche in alta quota.
Estratto da “Identità architettonica alpina” in “Trentino verso nuovi paesaggi” (pag. 52) scaricabile dal sito http://www.paesaggiotrentino.it/it/documentazione/quaderni-del-paesaggio-trentino/01.-trentino-verso-nuovi-paesaggi.-ricerche-sullevoluzione-del-paesaggio-trentino%E2%80%9D_1163_idp/